Montale prima e dopo il novecento

La storia letteraria di un ventenne di un secolo fa. La cura d’anime delle scuole e l’uomo che interroga se stesso. L’arte e le palle al balzo. Contingenza e poesia. Contro il bello. Leggerezza e profondità. La mercificazione dell’arte. Il gesto artistico. Lo stile. La dissoluzione del pensiero. Ottocento, novecento e dopo.

 

1. La letteratura e la scuola

Il novecento di Montale inizia con il progetto di “storia della lett.[eratura] It.[aliana]”, vagheggiato assieme all’amico Mario Bonzi, che apre il Quaderno Genovese. Tale abbozzo è di contenuto anomalo rispetto al contenuto diaristico del quaderno, ed è indice della consapevole sensibilità letteraria di un ventenne né poeta né studente, costretto controvoglia a turni di lavoro nell’azienda di famiglia e impegnato nello studio del canto lirico, e di un coetaneo autore di “fastose tappezzerie verbali da disgradarne il più consumato degli esteti wildiani e huysmansiani”, [1] alcune pubblicate con il titolo Kakemoni – pitture brevi sulla «Riviere ligure» nel 1917, [2] lo stesso anno nel quale si inscrive il periodo di letture e formazione documentato nel quaderno. Montale ha già scritto Meriggiare pallido e assorto, che risale al 1916, e non ha ancora pubblicato la suite poetica Accordi (Sensi e fantasmi di una adolescente), che vede luce su «Primo Tempo» nel 1922. Cosa succede nel frattempo nel mondo culturale? Cosa resta nel poeta adulto dei propositi giovanili?

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Albero della conoscenza (e altre poesie)

Alberi, muri, spiaggie e il trascorrere delle stagioni.

 

ALBERO DELLA CONOSCENZA

La lezione scesa dalle tue fronde non nutrì
bocche di silenzi affamate. Non nel buio,
non nella luce lasciasti il segno
di una sapienza che fuggì dal mondo,
abbandonandolo al fango, e al figlio suo,
che inutilmente uomo volesti.
Frutto di albe accese, seme di un

paradiso non visto.

Persa la memoria, custodita la cenere. Sempre
i tuoi fratelli tentano, in un canto
non udito, a sostenere il cielo per benedire
la terra, nei nodi dove altra vita tende
il suo fusto. Le radici tirano sotto
il suolo inerte. Come mani si intrecciano
i rami, in un lento sorriso.

(primavera 2004)

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Siamo morti da sempre

Dove si lascia l’estremo commiato ad un amico, ucciso da un sasso sull’autostrada. Un frammento narrativo del “Basso Impero” (ambientato nell’anno di disgrazia 1994).

 

Di Bombo proprio non se l’aspettava nessuno: ma va’ a pensare che una persona così tranquilla e paciosa si mette a passare sotto un ponte dell’autostrada per prendere un sasso in testa. Morire come in un videogame giocato alle tue spalle e a tua insaputa. Bombo, il dottore in economia Enrico De Amicis, che aveva trovato impiego in banca e si era tenuto tutta l’anima, tutti i suoi interessi e tutta la sua allegria. E quella povera ragazza, quella simpaticissima di Susanna tutta panna, che ha visto schizzare pezzi del cervello di suo marito sulle proprie mani.

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I colori del noir

Noir e letteratura. Daschiell Hammett e “The Maltese Falcon”. I racconti di “Tutto il nero dell’Italia” e la provincia italiana. Paranoia e trastullo. Mistero ed eccellenze.

 

1. Il giallo e il nero

Crimine e corruzione per le buie strade della città, avvolte da tristezza e cinismo. Tra le diverse epoche che favoriscono ambientazioni di questo tipo, forse il riferimento più pieno può trovarsi negli anni trenta che, tra crisi economica e populismi politici, sembrano somigliare ai tempi nostri, dove tale dimensione si estende dalle metropoli ad ogni provincia. Tuttavia, ormai tutte le lotte appaiono già sbagliate prima ancora di essere intraprese e manca un pessimismo capace di sistematicità: il nostro caos ama i paradossi, esige procedure rigorose ma trascura ampiamente ogni logica, soffre di una necessità implacabile che però sembra non chiedere più soluzioni.

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Charlie Hebdo e la satira integrale

Morire dal ridere. Integralismo e satira. Testi sacri e informazione. Contestazione e industria culturale. Riviste islamiche e cultura francese durante la guerra in Algeria. Testate in conflitto e cultura assente nell’Italia odierna. Intolleranze parallele. Attualità del pensiero andaluso. Donne velate e bestie macellate. Impero Romano e Alessandro Magno nel Corano. Conflitti e accordi tra Islam ed Europa. Dissolvenze ottomane. Soumission e punk islam. Ebraismo e ironia dell’esistere. Cristo spiegato agli arabi di Gerusalemme. Scontri di civiltà e scambi di culture. Orientalismi e terzomondismi. La religione del capitale. Il sessantotto tra rivoluzione e svendita. I cambiamenti della natura del potere. I limiti delle teorie del complotto e la necessaria riforma dell’intelligence. Nuovi terrorismi e nuova Europa. Islam di pace e ospitalità incondizionale. Risolvere la crisi contro i suoi stereotipi. Sovvertire se stessi e vivere ridendo.

 

1. Les opinions auxquelles nous ne pouvons pas échapper

Immaginatevi una banda di chierichetti pisani che irrompono nella sede de Il Vernacoliere colmi d’indignazione verso il fetentissimo Troio, mina vagante contro i valori della famiglia, l’oltraggioso Don Zeucher, pazzo criminale in abito talare, e altri personaggi dell’irriverente rivista, che per il divertimento d’autori e lettori raffigura spesso i vizi sociali in personaggi capaci di trombarsi schifosamente qualsiasi cosa non sia morta da più di mezza giornata. Ora immaginiamo pure che gli indiavolati fanatici religiosi pisani, probabilmente un po’ confusi rispetto alle diversità che corrono tra un testo religioso e un testo satirico, non soltanto propinino ramanzine contro la volgarità, ma sterminino pure la redazione del giornale, altri livornesi che si trovano lì magari soltanto per mangiare pastarelle e chiunque capiti a tiro, senza nemmeno chiedergli se per caso questi non sia magari un pisano credente suo malgrado coinvolto. Questa storiella scema può essere indicativa di una diffusa dimensione psicotica che erode i confini tra realtà e rappresentazione, rendendo possibile che si uccida per delle vignette, configurando così le condizioni di quanto è definito quale “scontro di civiltà” nel cortocircuito che ognuna di queste può scontare in se stessa. Osserviamo innanzitutto la dinamica dell’accaduto, e poi facciamoci un giro tra religioni e civiltà, in modo da poter afferrare il presente senza essere vittime della superstizione di un’attualità costretta a perdere di continuo se stessa.

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Il Premio Frascati: la poesia e la provincia del secolo passato

La fondazione di un premio letterario nell’Italia della ricostruzione. La poesia di Giorgio Caproni. Testimonianza di Antonio Seccareccia. Il secondo novecento da Alfonso Gatto ad Andrea Zanzotto. La poesia e la comunicazione. Guardare la pioggia.

 

1. Poeti amici

Un gruppo di poeti amici di diverse origini e tendenze riunitisi “per puro e disinteressato amore della poesia” (Giorgio Caproni) mentre passeggiano dopo cena per le vie di Frascati, decidono di fondare un premio letterario. Si trovano all’altezza del bar degli Specchi, nella via che collega le due piazze principali dell’elegante cittadina dei castelli romani. Siamo nel 1959. L’allentarsi del colonialismo verso il terzo mondo si accompagna ai primi tentativi di colonizzazione dello spazio e ad una momentanea flessione della guerra fredda. In Italia c’è il governo Segni di centro-destra, Moro apre ai socialisti, iniziano le grandi migrazioni dal sud al nord e l’economia del paese segna la sua ripresa.

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Il tetto sopra Berlino

Il Muro, lo schermo, il mercato. Weimar: angosce oscure, luminose speranze. Il Nazismo: la natura come progetto. I Verdi: l’economia informale. Nazisti hippy e nazicomunsti. Nuovo Ordine del Mondo. Erosione degli stati nazionali, imporsi del capitale finanziario, eclisse delle ideologie. Scavare nelle macerie. Sul tetto.

 

1. L’equivoco del Muro

Venticinque anni fa, un mio conoscente berlinese fu informato dell’apertura del Muro dalla televisione e, avendo bevuto un po’, inizialmente pensò fosse un film. Da parte sua, anche Robert Darnton, storico americano dell’illuminismo e della rivoluzione francese, avvezzo ad indagare nei bassifondi di una cultura spesso considerata soltanto dalle vette, trovandosi a Berlino nei giorni intorno al 9 novembre 1989, considera la caduta del Muro come “un colossale equivoco, un evento letteralmente creato dai mass-media” (Berlin Journal 1989-1990, 1991). Potrebbe quindi capovolgersi l’assunto di Goodbye, Lenin! (2003) di Wolfgang Becker ed essere così l’occidente capitalista a raccontarsi menzogne per credere alla vittoria del mercato, incapace di sopportare la possibilità della sconfitta.

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Halloween dietro le quinte

La morte, il marketing e la rimozione. Culto dei defunti presso Greci, Romani, Ebrei e Celti. Paganesimi e cattolicesimo. Morte e fertilità nei culti antichi. Modernità e spiritualizzazione della morte. Swedenborg e Kant. Montale e i Peanuts. Economia di morte ed esorcismi low cost. Il tempo non ha un solo corso. Più di qua o più di là?

 

1.  Il tempo dei morti

Alcune festività riportano a chi resta il pensiero di chi è andato: tale considerazione è presente nel tempo circolare delle società arcaiche e si trasmette anche all’epoca moderna. Tuttavia, non è mai esistito un solo oltretomba, le sue configurazioni sono innumerevoli e irriducibili ad una sola e medesima concezione, così come anche la morte è una costante mai uguale e lo stesso rinnovamento comporta sempre variazioni.

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Il tradire degli eventi

Donne e religione. Lo Stato Islamico tra comunicazione e realtà. Gli Yazidi da prima della creazione ad oggi. Nubi luminose, presenza divina e tre monoteismi. Veli e ombre in Averroè e Giordano Bruno. Delillo e l’attimo prima del crollo. Breve vita del dirottatore Mohammed Atta. La lunga giornata del presidente Bush. Io, l’11 settembre e le donne. Pluralità e attualità dell’Islam. L’imporsi dell’IS e le macerie. Coalizioni e contrapposizioni. L’Islam e Roma. Il Graal e la Kaaba. Relatività e inesauribilità della conoscenza simbolica. Sultani in esilio tra Oriente e Occidente.

 

1. La verità velata

Infibulare significa asportare clitoride, piccole labbra e parte delle grandi labbra vaginali, quindi cucire la vulva residua lasciandole le funzioni esclusive di organo escretore. Questa mutilazione sessuale si ripercuote sul feto che, non ricevendo ossigeno dalla placenta, rischia danni neurologici; è anche possibile la rottura dell’utero durante il parto, con pericoli di morte per la donna e il bambino. Diffusa soprattutto nei paesi africani a prevalenza islamica, quali Egitto, Senegal, Guinea, Kenya, Nigeria, e nel Corno d’Africa (in Somalia, Eritrea ed Etiopia può essere praticata anche dai cristiani copti), questa aberrante pratica risale a culture antropologiche precedenti ai monoteismi. [1]

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Padre Padrino

Una scabrosa vicenda dal Basso Impero, una sorprendente vittoria del bene.

 

In un tempo non molto lontano, don Abbondio sembrava lo stronzo perfetto. Il suo pavido moralismo era l’espressione più tipica di una società terrorizzata da tutto quanto davvero desiderasse: inerte e molesto, incapace di assolvere ai propri compiti, alla fine riusciva in qualche modo a riassorbire gli scompensi che creava, e se da una parte ostacolava, dall’altra facilitava. Lo ricordo ancora, ai tempi della scuola, quando intento nei suoi capolavori didattici, insegnando le Lettere, così le chiamava, calcando forte sulla L maiuscola, ti ammorbava con la peggior propaganda neoguelfa; oppure quando, alle prese con l’economia, manteneva presidio al baretto dell’oratorio affaccendandosi a raddoppiare il prezzo di boeri e chupa-chupa con la scusa delle missioni. Alcuni suoi tratti sapevano essere simpatici: conosceva le poesie a memoria, per quanto soltanto quelle orrende, e regalava caramelle, purtroppo non drogate. Fare la sua imitazione rappresentava uno sport al quale nessun ragazzaccio poteva sottrarsi.

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La palude letteraria

Cultura, comunicazione e sagre dell’inutile. Segre: eredità non riscosse. Dubois: la letteratura e le sue legittimazioni. Schücking: gruppi letterari e concorrenza commerciale. La scrittura, il digitale e Cicerone. Cordelli: il parlamento della palude. Cortellessa: la terra della prosa. Tribalismo e anomia. Dibattito:  Policastro, Longo, Sortino, Calcaterra, Gallerani, Voce, Mancuso, Mascheroni, Raimo, Beretta, Pedullà, Di Consoli, Di Paolo, Minardi, Silvestri, Berardinelli. Breve storia dell’arte di raccontare storie: dal romanzo borghese di Hegel agli scrittori inutili di Cavazzoni. Note sul narrativismo e sui sofware di scrittura. Dubini: il ripensamento dell’economia del libro. Ferroni: scritture a perdere. Eccessi, evaporazioni, successi, bestiari. Oscillazioni del narrare. Responsabilità per la parola e cura del mondo. La scommessa del presente.

 

1. L’origine della palude

L’eredità di culture secolari sembra ridursi a strumento di consolazione di minoranze di melanconici, si impone una culturetta inconsistente di frasi fatte, mezze polemiche e rivendicazioni idiote: manca un’entità collettiva capace di traghettare la cultura umanistica dentro la multimedialità, nessuno sembra in grado di cavalcare l’innovazione per trasformarla in un veicolo di cultura rinnovata. Queste osservazioni di Cesare Segre, che concludevano la monumentale Storia della letteratura italiana diretta da Enrico Malato (uscita nel 2000 per Salerno, cinque anni dopo diffusa in edicola per il Sole 24ore – quindi potenzialmente a disposizione di tutti…), indicano esigenze e difficoltà ancora attuali. Quale pantano costringe a restare incapaci di prendere posizione e trovare direzioni?

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La popsophia, i greci e la critica del presente

Principî e ambiti della popsophia. I greci e la modernità. Umberto Curi: pensiero e narrazione. Il Protagora di Platone. Stupore e timore. Pathos e mathos nel mondo greco. La Poetica di Aristotele. La storia e le sue trasformazioni. Racconti impossibili tra Leibniz e Benjamin. Protagora e la formazione politica. Fichte e la diffusione della ragione. Leo Strauss tra persecuzione e reticenza. Mondo e romanzo dopo Hegel. Narrare la frattura del presente.

 

Prolegomeni per una popsophia (2011-2013) di Umberto Curi si propone di svolgere l’esposizione preliminare di alcuni principî che possano permettere di applicare l’interrogazione filosofica ai fenomeni della cultura di massa. Un approfondimento delle ragioni del presente, capace di permettere la demistificazione dei luoghi comuni dell’attualità, è sempre necessario e il testo, in base ad un ripensamento di decisivi aspetti del pensiero greco, ne propone alcuni criteri. L’operazione della popsophia è condotta con l’intento di sciogliere la filosofia dall’appartenenza a rigidi ambiti scolastici e disciplinari e così ricondurla ad un’attitudine e ad uno stile di scandaglio critico e razionale della physis e della polis, riguardanti il modo di interrogare un tutto e di stare in una comunità.

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De Neolingua

I tre vocabolari della neolingua. L’associazione di sostantivo e verbo e altri sistemi per paralizzare l’intelletto. Rettifica della storia e mutabilità del passato. Guerra infinita e conflitto in Crimea. Codici giovanili, burocratici e scientifici. Materialismo dialettico e radicalismi di maniera. Politically correct, semplificazioni logiche, scorrettezze semantiche. Genitore 1 e 2 e la generazione umana. Liberazioni presunte e bioingegneria. Il latino nel mondo antico e moderno. L’esperanto tra le lingue. L’italiano lingua dotta. Manzoni e i dialetti. Il turco e l’ungherese. Opposizione letteraria: Pamuk e Altan, Mihály Babits. I bestseller, il pigdin, la dimora dell’Essere. Pacifisti, spie, industriali e punk all’ombra del Muro di Berlino. Beppe Grillo da comico serio a politico buffone. Le occasioni perdute del M5S. Le inadeguatezze nel web. Nessuna cortesia verso la “gultura”. Distinzione tra critica e polemica. “Controllo di qualità” e responsabilità personale. Attori ed eroi nei social network. Pierre Levy e il virtuale. Kenneth Goldsmith e la “scrittura non creativa”. Vikram Chandra e la “narraprogrammazione”. Bibisco, il “programma narratore”. Il congiuntivo: pensare l’irrealtà. Hugh Hopper e i paesaggi sonori dei ministeri del Socing. «Ci incontreremo nel luogo dove non c’è tenebra.»

 

1. I rudimenti della neolingua

La neolingua è un dispositivo di semplificazione del linguaggio e manipolazione mentale che ha come sistema filosofico il bispensiero, ed è ad un tempo strumento e obiettivo del regime assolutista retto dal Grande Fratello; lo scrittore George Orwell ne considera gli aspetti teorici e le implicazioni operative, che si propongono di effettuare uno stretto controllo della realtà e sostituire completamente quanto è chiamato archeolingua in circa un secolo. Il saggio in appendice a 1984 (1949) e diversi stralci del romanzo, di cui la traduzione di Gabriele Bandini (1950) offre un adattamento attendibile, contemplano precisi studi di linguistica, analisi dettagliate degli aspetti grammaticali e sintattici attraverso i quali la neolingua si articola. Nel suo complesso, il libro affronta questioni proprie ad un orizzonte che è ancora il nostro e permette di scrutarlo anche dove non lo rispecchia.

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Strade di Fanar

Un mondo nella città. Arrivare a Fener: logistica, ambiente, incontri. Partire da Fener: percorsi, approfondimenti, espansioni. Ritornare a Fener: sviluppi, innovazioni, permanenze. Il faro nascosto.

 

1. Arrivare

Passato l’acquedotto romano e il bazar egiziano, prendo un autobus: il passo d’uomo non è esattamente la misura di Istanbul. Arrivo nel groviglio di Fener, il quartiere greco, Draman, quello armeno, e Balat, ebraico. Spariti i vecchi abitanti, è oggi una zona popolare, ma ancora vi ha sede il Patriarcato ortodosso. Cammino ovunque e torno su ogni passo. Salgo strade ripidissime per ritrovarmi da dove sono sceso, tra pietre antiche popolate di bambini che giocano. Mai visti così tanti, nemmeno nelle strade del mio paese, quand’ero come loro. I nostri bambini ora sono pochi, nessuno gioca più nelle strade. Tutti i bambini a cui non sappiamo dare vita vengono qui a nascere: sono più poveri, ma stanno meglio.

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Promesse scambiate (a Manzoni, con gratitudine)

Quivi si potranno leggere, con un qual certo sollazzo, le note peripezie degli Sposi Promessi: ne riceverà maggior Lume proprio chi, per negligenza di Scolaro o pressapochismo di Docente, crede che il conte Alessandro sia soltanto un Moralista del Cazzo. Come la così appellata Twitteratura impone, la vicenda è riportata in strofe di massimo 140 caratteri, ma è narrata piuttosto per minuto e, soprattutto dove le questioni si fan tese, lunghettamente anziché no, così come si conviene ad una Historia schierata in guerra illustre contro il Tempo. Scusassero lor signori questi secentismi, e gli altri omaggi. E ora, buon divertimento.

 

1. Né domani, né mai

Quel ramo – che non è di legno e quindi non riguarda Pinocchio pur se sta su un libro famoso – detto lago di Lecco, è il luogo di una storia.
Si finge ci sia un manoscritto originale del Seicento da cui s’attinge la vicenda, pubblicata nel 1827, poi nel 1840-42. Già questo è tanto.
La storia è scritta in lingua italiana da un autore che guarda oltralpe e detesta la guasta letteratura d’un paese che ancora non c’era.
Quindi, le note del paesaggio portano ai passi d’un pavido curato e a mafiose minacce: “Questo matrimonio non s’ha da fare”: qui il nodo.

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Virus

 

Un virus tecnorganico diffuso dagli schermi televisivi e dagli ipermercati ha invaso la realtà. Un racconto sull’infinita sterile autoriproduzione della politica italiana, dove è facile dimenticare ma impossibile procedere.

 

Sono rimasto solo io. Non ho potuto fare altro. In questo minuscolo paesino, che non esiste, non dico sulle carte geografiche, ma nemmeno sui segnali stradali, sono tutti morti. Li ho uccisi io. E pensare che ero venuto a vivere qui per stare tranquillo. Un placido borgo, poche case che danno sullo stesso cortile, il residuo di una convivenza di altre epoche, quando dipendere dagli altri non era una debolezza.

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Le parole del sesso taciuto

La sessualità e le sue legittimazioni. Viaggio nel godimento da De Sade a Lacan. False emancipazioni e mondi che spariscono. Utopie negative e liberazioni presunte. Rivendicazioni e corto circuiti. Generi tra natura e cultura: Judith Butler. Antropologia transessuale. Il bisturi e gli ormoni. La sindrome di Klinefelter e quella di Morris. Pandroginie culturali e androginie psichiche. Castità e integrazione. Feticismi e riciclaggi. Il corpo nel biocapitalismo. Normativizzazione giuridica del piacere. Antagonismo sociale e public relations. Il parricidio da Adorno a Deleuze. Sovversioni linguistiche e normativizzazioni giuridiche. Liberazioni e consumo. Problematiche dell’adozione. Liberismo permissivista e neo-tribalismo. Pinkwasching e omonazismo. I gay e l’ecumene. La sacralità del sesso domestico. Esperienze indicibili e identità plurali. Forme dell’omogeneizzazione. Preistoria della coscienza e archetipi sessuali: da von Baader a Jung. La disperazione del piacere. Negli interstizi.

 

1. Tra bordello e confessionale

L’esibizione grottesca di temi controversi e la sistematica demolizione dei luoghi comuni del politically correct rappresentano il fulcro su cui si dipanano le graffianti vicende di Mr. Wiggles, l’irresistibile fumetto di Neil Swaab. Una satira delle pretese di cambiare il mondo attraverso il presunto uso corretto delle parole si trova in una striscia dove uno dei due protagonisti fissi, il ragazzo pelato, afferma: “Penso sia proprio stupido dare un nome ai figli in modo del tutto arbitrario, prima ancora di sapere che tipi saranno. […] Secondo me i bambini dovrebbero sceglierselo da soli.” Risponde il suo migliore amico e intestatario della serie, l’orsetto depravato: “Hai ragione: fondiamo un movimento per far riconoscere questo diritto.” E quindi, 30 anni dopo, un ragazzo ed una ragazza si presentano con queste parole: “Ciao, sono Unsaccodimuscoli” – “Piacere di conoscerti, Unsacco, Io sono Gattina Luccicante Sofficina Miao Miao Miao.” [1] In un’intervista, alla domanda se mai avesse avuto l’impressione di aver “davvero esagerato”, l’autore dichiara: “il mio ‘confine’ è situato in un posto diverso rispetto alla maggior parte delle persone.” [2] Autori come Swaab permettono a tutti di estendere questo confine almeno un po’, aiutando a esplorare un territorio discorsivo sempre più affollato di pretese e, al contempo, sempre più costretto a convenzioni  e inibizioni.

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Monoteismo economico e pluralismo religioso

Dio, il denaro e l’onnipotenza. La fine del Gold Exchange Standard. Il signoraggio. Petrolio e patate. Marx e l’apocalisse. Deflazione e sfruttamento. Guerra, controllo, usura. Paganesimi vecchi e nuovi. Idolatria e idiozia. L’impersonalità nella mantica e nel ministero eucaristico. Qabbalah e gusci vuoti. La costituzione del monoteismo. L’Ebraismo: Abramo, Mosé, la cattività babilonese. La promessa e il deserto. Dall’aes rude all’aureo. Imperatori e divinità. L’assimilazione del Cristianesimo. Soldi e soldati. Morte di Ipazia. Le guerre tra Bisanzio e Persia e la costituzione dell’Islam. Le figlie di Allah. Immagini acheropite e monete. Fede e tasso d’interesse. La conquista di Costantinopoli e quella dell’America. Feticismi della merce e culto del capitale. Morte di Dio, valori e astrazioni. Imperialismi d’oggi e percorsi di tre Rome. L’Occidente e le leggi. Catastrofi necessarie. L’incarnazione tra Calcedonia e oggi. La caduta della distinzione tra sacro e profano. Viaggi di Nestorio da Bisanzio all’India. Recinzioni e appropriazioni. Heidegger: la poesia oltre il calcolo. Babele e la vicinanza delle lingue. Giobbe e la comune insensatezza. La finanza tra religione e magia. L’IChing, Tsou Yen, Pound e la modestia. Lo strumento misuratore di arance. Non finisce qui.

 

1. Dio e il denaro

Troppo piccolo e troppo grande, tra spazi contratti e tempi accelerati, in questo mondo gli eventi si accavallano pur se non accade mai nulla di risolutivo. Una generale privazione di senso si accompagna a infiniti significati da cogliere al volo e perdere subito, coesistono il rigore del regime e il caos più ingovernabile, il dominio della quantità e la smaterializzazione, la razionalizzazione estrema e la follia. Tali contenuti, tematizzati da generazioni di pensatori e artisti, oggi sono condizione vissuta e condivisa dalla popolazione mondiale, costringendo all’impotenza una civiltà che sul modello del suo Dio aveva presunto di essere onnipotente.

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Invisibili e leggere: viaggio nelle città di Italo Calvino

Sparizione delle città e imporsi della metropoli. Calvino: il poema d’amore de “Le città invisibili”. Nietzsche: la riconciliazione con l’inferno dei viventi. Spengler: scomparsa del focolare e nomadismo intellettuale mondiale. Simmel: intelletto e interesse materiale nella metropoli. Ilardi: spazi vuoti, consumi e ultimo uomo. Giacopini e Lagioia: scrittori che leggono le città degli scrittori. Riattualizzare la storia, progettare la cultura. Le “Conferenze americane” di Calvino e le “Strategie del bello” di Perniola. Tempi congestionati e massima concentrazione. Decifrare luoghi e destini. Said e Genovese: margini e possibilità. La comunicazione: “uno sfacelo senza né fine né forma”. Twitter e scrittura. Invisibile struttura. #Invisibili: viaggio per 55 città di 140 caratteri + una.

 

1. Lezioni per il millennio presente

Le città spariscono: costituita di silicio, carbonio e cariche elettriche, molto più che da agglomerati di vetro, cemento e acciaio, la metropoli globale ci definisce in modo diverso da come facevano le piazze e le strade di ieri; anche le nostre case cambiano, sono più dense e agili al contempo, sempre sul punto di porsi altrove, tanto se si riducono a perenni luoghi di passaggio, quanto se vi esercitiamo lavori flessibili eppure pressanti. Nel momento in cui l’incalzare di una dimensione in cui fuori e dentro fossero indistinguibili iniziava a sconvolgere la vita urbana, Italo Calvino consegnava con Le città invisibili (1972) l’”ultimo poema d’amore” per le vecchie città, inventariando i luoghi possibili dell’altrove in un mondo che già tendeva ad uniformarsi, compilando un vasto e poliedrico catalogo del “sogno che nasce dal cuore delle città invivibili”.

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L’uomo e la gallina

Le galline sanno contare fino a tre, l’uomo fino a due: Giovani Marmotte e Gurdjieff a confronto. Neolingua, principio di non contraddizione, insignificanza: Orwell, Aristotele, il politically correct. La matematica secondo l’induzione totale e il giudizio sintetico a priori: Poincaré e Kant. Il Grande Fratello: 2+2=5. Limiti e grandezza della condizione umana.

 

Proviamo a contare, e chiediamoci cosa significhi contare: un mondo dominato dalla quantità lo impone. Facciamo anche più di un passo indietro e volgiamo il discorso verso l’esatta immaterialità del numero. Potremmo scoprire che l’uomo, se rivendica la scoperta o l’invenzione di cifre e sistemi di numerazione, non è però l’unico animale che sa far di conto: come ricorda anche l’infallibile Manuale delle Giovani Marmotte, alcuni esperimenti hanno dimostrato che le galline, spesso bistrattate per la loro scarsa intelligenza, sanno contare fino a tre. Infatti, se di tre chicchi di granturco consecutivi che l’animale ha di fronte ne sono incollati due, dopo alcuni tentativi la gallina è perfettamente in grado di saltare quelli che non può prendere e beccare il terzo chicco, quello buono.

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maggio: 2015
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