Padre Padrino

Una scabrosa vicenda dal Basso Impero, una sorprendente vittoria del bene.

 

In un tempo non molto lontano, don Abbondio sembrava lo stronzo perfetto. Il suo pavido moralismo era l’espressione più tipica di una società terrorizzata da tutto quanto davvero desiderasse: inerte e molesto, incapace di assolvere ai suoi compiti, alla fine riusciva in qualche modo a riassorbire gli scompensi che creava, e se da una parte ostacolava, dall’altra facilitava. Lo ricordo ancora, ai tempi della scuola, quando intento nei suoi capolavori didattici, insegnando le Lettere, così le chiamava, calcando forte sulla L maiuscola, ti ammorbava con la peggior propaganda neoguelfa; oppure, alle prese con l’economia, manteneva presidio al baretto dell’oratorio affaccendandosi a raddoppiare il prezzo di boeri e chupa-chupa con la scusa delle missioni. Alcuni suoi tratti sapevano essere simpatici: conosceva le poesie a memoria, per quanto soltanto quelle orrende, e regalava caramelle, purtroppo non drogate. Fare la sua imitazione rappresentava uno sport al quale nessun ragazzaccio poteva sottrarsi.

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La palude letteraria del presente

Cultura, comunicazione e sagre dell’inutile. Segre: eredità non riscosse. Dubois: la letteratura e le sue legittimazioni. Schücking: gruppi letterari e concorrenza commerciale. La scrittura, il digitale e Cicerone. Cordelli: il parlamento della palude. Cortellessa: la terra della prosa. Tribalismo e anomia. Dibattito:  Policastro, Longo, Sortino, Calcaterra, Gallerani, Voce, Mancuso, Mascheroni, Raimo, Beretta, Pedullà, Di Consoli, Di Paolo, Minardi, Silvestri, Berardinelli. Breve storia dell’arte di raccontare storie: dal romanzo borghese di Hegel agli scrittori inutili di Cavazzoni. Note sul narrativismo e sui sofware di scrittura. Dubini: il ripensamento dell’economia del libro. Ferroni: scritture a perdere. Eccessi, evaporazioni, successi, bestiari. Oscillazioni del narrare. Responsabilità per la parola e cura del mondo.

 

1. L’origine della palude

L’eredità di culture secolari sembra ridursi a strumento di consolazione di minoranze di melanconici, si impone una culturetta inconsistente di frasi fatte, mezze polemiche e rivendicazioni idiote: manca un’entità collettiva capace di traghettare la cultura umanistica dentro la multimedialità, nessuno sembra in grado di cavalcare l’innovazione per trasformarla in un veicolo di cultura rinnovata. Queste osservazioni di Cesare Segre, che concludevano la monumentale Storia della letteratura italiana diretta da Enrico Malato (uscita nel 2000 per Salerno, cinque anni dopo diffusa in edicola per il Sole 24ore – quindi potenzialmente a disposizione di tutti…), indicano esigenze e difficoltà ancora attuali. Quale pantano costringe a restare incapaci di prendere posizione e trovare direzioni?

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La popsophia, i greci e la critica del presente

Principî e ambiti della popsophia. I greci e la modernità. Umberto Curi: pensiero e narrazione. Il Protagora di Platone. Stupore e timore. Pathos e mathos nel mondo greco. La Poetica di Aristotele. La storia e le sue trasformazioni. Racconti impossibili tra Leibniz e Benjamin. Protagora e la formazione politica. Fichte e la diffusione della ragione. Leo Strauss tra persecuzione e reticenza. Mondo e romanzo dopo Hegel. Narrare la frattura del presente.

 

Prolegomeni per una popsophia (2011-2013) di Umberto Curi si propone di svolgere l’esposizione preliminare di alcuni principî che possano permettere di applicare l’interrogazione filosofica ai fenomeni della cultura di massa. Un approfondimento delle ragioni del presente, capace di permettere la demistificazione dei luoghi comuni dell’attualità, è sempre necessario e il testo, in base ad un ripensamento di decisivi aspetti del pensiero greco, ne propone alcuni criteri. L’operazione della popsophia è condotta con l’intento di sciogliere la filosofia dall’appartenenza a rigidi ambiti scolastici e disciplinari e così ricondurla ad un’attitudine e ad uno stile di scandaglio critico e razionale della physis e della polis, riguardanti il modo di interrogare un tutto e di stare in una comunità.

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De Neolingua

I tre vocabolari della neolingua. L’associazione di sostantivo e verbo e altri sistemi per paralizzare l’intelletto. Rettifica della storia e mutabilità del passato. Guerra infinita e conflitto in Crimea. Codici giovanili, burocratici e scientifici. Materialismo dialettico e radicalismi di maniera. Politically correct, semplificazioni logiche, scorrettezze semantiche. Genitore 1 e 2 e la generazione umana. Liberazioni presunte e bioingegneria. Il latino nel mondo antico e moderno. L’esperanto tra le lingue. L’italiano lingua dotta. Manzoni e i dialetti. Il turco e l’ungherese. Opposizione letteraria: Pamuk e Altan, Mihály Babits. I bestseller, il pigdin, la dimora dell’Essere. Pacifisti, spie, industriali e punk all’ombra del Muro di Berlino. Beppe Grillo da comico serio a politico buffone. Le occasioni perdute del M5S. Le inadeguatezze nel web. Nessuna cortesia verso la “gultura”. Distinzione tra critica e polemica. “Controllo di qualità” e responsabilità personale. Attori ed eroi nei social network. Pierre Levy e il virtuale. Kenneth Goldsmith e la “scrittura non creativa”. Vikram Chandra e la “narraprogrammazione”. Bibisco, il “programma narratore”. Il congiuntivo: pensare l’irrealtà. Hugh Hopper e i paesaggi sonori dei ministeri del Socing. «Ci incontreremo nel luogo dove non c’è tenebra»

 

1. I rudimenti della neolingua

La neolingua è un dispositivo di semplificazione del linguaggio e manipolazione mentale che ha come sistema filosofico il bispensiero, ed è ad un tempo strumento e obiettivo del regime assolutista retto dal Grande Fratello; lo scrittore George Orwell ne considera gli aspetti teorici e le implicazioni operative, che si propongono di effettuare uno stretto controllo della realtà e sostituire completamente quanto è chiamato archeolingua in circa un secolo. Il saggio in appendice a 1984 (1949) e diversi stralci del romanzo, di cui la traduzione di Gabriele Bandini (1950) offre un adattamento attendibile, contemplano precisi studi di linguistica, analisi dettagliate degli aspetti grammaticali e sintattici attraverso i quali la neolingua si articola. Nel suo complesso, il libro affronta questioni proprie ad un orizzonte che è ancora il nostro e permette di scrutarlo anche dove non lo rispecchia.

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Strade di Fanar

Un mondo nella città. Arrivare a Fener: logistica, ambiente, incontri. Partire da Fener: percorsi, approfondimenti, espansioni. Ritornare a Fener: sviluppi, innovazioni, permanenze. Il faro nascosto.

 

1. Arrivare

Passato l’acquedotto romano e il bazar egiziano, prendo un autobus: il passo d’uomo non è esattamente la misura di Istanbul. Arrivo nel groviglio di Fener, il quartiere greco, Draman, quello armeno, e Balat, ebraico. Spariti i vecchi abitanti, è oggi una zona popolare, ma ancora vi ha sede il Patriarcato ortodosso. Cammino ovunque e torno su ogni passo. Salgo strade ripidissime per ritrovarmi da dove sono sceso, tra pietre antiche popolate di bambini che giocano. Mai visti così tanti, nemmeno nelle strade del mio paese, quand’ero come loro. I nostri bambini ora sono pochi, nessuno gioca più nelle strade. Tutti i bambini a cui non sappiamo dare vita vengono qui a nascere: sono più poveri, ma stanno meglio.

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Promesse scambiate (a Manzoni, con gratitudine)

Quivi si potranno leggere, con un qual certo sollazzo, le note peripezie degli Sposi Promessi: ne riceverà maggior Lume proprio chi, per negligenza di Scolaro o pressapochismo di Docente, crede che il conte Alessandro sia soltanto un Moralista del Cazzo. Come la così appellata Twitteratura impone, la vicenda è riportata in strofe di massimo 140 caratteri, ma è narrata piuttosto per minuto e, soprattutto dove le questioni si fan tese, lunghettamente anziché no, così come si conviene ad una Historia schierata in guerra illustre contro il Tempo. Scusassero lor signori questi secentismi, e gli altri omaggi. E ora, buon divertimento.

 

1. Né domani, né mai

Quel ramo – che non è di legno e quindi non riguarda Pinocchio pur se sta su un libro famoso – detto lago di Lecco, è il luogo di una storia.
Si finge ci sia un manoscritto originale del Seicento da cui s’attinge la vicenda, pubblicata nel 1827, poi nel 1840-42. Già questo è tanto.
La storia è scritta in lingua italiana da un autore che guarda oltralpe e detesta la guasta letteratura d’un paese che ancora non c’era.
Quindi, le note del paesaggio portano ai passi d’un pavido curato e a mafiose minacce: “Questo matrimonio non s’ha da fare”: qui il nodo.

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Virus

 

Un virus tecnorganico diffuso dagli schermi televisivi e dagli ipermercati ha invaso la realtà. Un racconto sull’infinita sterile autoriproduzione della politica italiana, dove è facile dimenticare ma impossibile procedere.

 

Sono rimasto solo io. Non ho potuto fare altro. In questo minuscolo paesino, che non esiste, non dico sulle carte geografiche, ma nemmeno sui segnali stradali, sono tutti morti. Li ho uccisi io. E pensare che ero venuto a vivere qui per stare tranquillo. Un placido borgo, poche case che danno sullo stesso cortile, il residuo di una convivenza di altre epoche, quando dipendere dagli altri non era una debolezza.

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Le parole del sesso taciuto

La sessualità e le sue legittimazioni. Viaggio nel godimento da De Sade a Lacan. False emancipazioni e mondi che spariscono. Utopie negative e liberazioni presunte. Rivendicazioni e corto circuiti. Generi tra natura e cultura: Judith Butler. Antropologia transessuale. Il bisturi e gli ormoni. La sindrome di Klinefelter e quella di Morris. Pandroginie culturali e androginie psichiche. Castità e integrazione. Feticismi e riciclaggi. Il corpo nel biocapitalismo. Normativizzazione giuridica del piacere. Antagonismo sociale e public relations. Il parricidio da Adorno a Deleuze. Sovversioni linguistiche e normativizzazioni giuridiche. Liberazioni e consumo. Problematiche dell’adozione. Liberismo permissivista e neo-tribalismo. Pinkwasching e omonazismo. I gay e l’ecumene. La sacralità del sesso domestico. Esperienze indicibili e identità plurali. Forme dell’omogeneizzazione. Preistoria della coscienza e archetipi sessuali: da von Baader a Jung. La disperazione del piacere. Negli interstizi.

 

1. Tra bordello e confessionale

L’esibizione grottesca di temi controversi e la sistematica demolizione dei luoghi comuni del politically correct rappresentano il fulcro su cui si dipanano le graffianti vicende di Mr. Wiggles, l’irresistibile fumetto di Neil Swaab. Una satira delle pretese di cambiare il mondo attraverso il presunto uso corretto delle parole si trova in una striscia dove uno dei due protagonisti fissi, il ragazzo pelato, afferma: “Penso sia proprio stupido dare un nome ai figli in modo del tutto arbitrario, prima ancora di sapere che tipi saranno. […] Secondo me i bambini dovrebbero sceglierselo da soli.” Risponde il suo migliore amico e intestatario della serie, l’orsetto depravato: “Hai ragione: fondiamo un movimento per far riconoscere questo diritto.” E quindi, 30 anni dopo, un ragazzo ed una ragazza si presentano con queste parole: “Ciao, sono Unsaccodimuscoli” – “Piacere di conoscerti, Unsacco, Io sono Gattina Luccicante Sofficina Miao Miao Miao.” [1] In un’intervista, alla domanda se mai avesse avuto l’impressione di aver “davvero esagerato”, l’autore dichiara: “il mio ‘confine’ è situato in un posto diverso rispetto alla maggior parte delle persone.” [2] Autori come Swaab permettono a tutti di estendere questo confine almeno un po’, aiutando a esplorare un territorio discorsivo sempre più affollato di pretese e, al contempo, sempre più costretto a convenzioni  e inibizioni.

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Monoteismo economico e pluralismo religioso

Dio, il denaro e l’onnipotenza. La fine del Gold Exchange Standard. Il signoraggio. Petrolio e patate. Marx e l’apocalisse. Deflazione e sfruttamento. Guerra, controllo, usura. Paganesimi vecchi e nuovi. Idolatria e idiozia. L’impersonalità nella mantica e nel ministero eucaristico. Qabbalah e gusci vuoti. La costituzione del monoteismo. L’Ebraismo: Abramo, Mosé, la cattività babilonese. La promessa e il deserto. Dall’aes rude all’aureo. Imperatori e divinità. L’assimilazione del Cristianesimo. Soldi e soldati. Morte di Ipazia. Le guerre tra Bisanzio e Persia e la costituzione dell’Islam. Le figlie di Allah. Immagini acheropite e monete. Fede e tasso d’interesse. La conquista di Costantinopoli e quella dell’America. Feticismi della merce e culto del capitale. Morte di Dio, valori e astrazioni. Imperialismi d’oggi e percorsi di tre Rome. L’Occidente e le leggi. Catastrofi necessarie. L’incarnazione tra Calcedonia e oggi. La caduta della distinzione tra sacro e profano. Viaggi di Nestorio da Bisanzio all’India. Recinzioni e appropriazioni. Heidegger: la poesia oltre il calcolo. Babele e la vicinanza delle lingue. Giobbe e la comune insensatezza. La finanza tra religione e magia. L’IChing, Tsou Yen, Pound e la modestia. Lo strumento misuratore di arance. Non finisce qui.

 

1. Dio e il denaro

Troppo piccolo e troppo grande, tra spazi contratti e tempi accelerati, in questo mondo gli eventi si accavallano pur se non accade mai nulla di risolutivo. Una generale privazione di senso si accompagna a infiniti significati da cogliere al volo e perdere subito, coesistono il rigore del regime e il caos più ingovernabile, il dominio della quantità e la smaterializzazione, la razionalizzazione estrema e la follia. Tali contenuti, tematizzati da generazioni di pensatori e artisti, oggi sono condizione vissuta e condivisa dalla popolazione mondiale, costringendo all’impotenza una civiltà che sul modello del suo Dio aveva presunto di essere onnipotente.

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Invisibili e leggère: viaggio nelle città di Italo Calvino

Sparizione delle città e imporsi della metropoli. Calvino: il poema d’amore de “Le città invisibili”. Nietzsche: la riconciliazione con l’inferno dei viventi. Spengler: scomparsa del focolare e nomadismo intellettuale mondiale. Simmel: intelletto e interesse materiale nella metropoli. Ilardi: spazi vuoti, consumi e ultimo uomo. Giacopini e Lagioia: scrittori che leggono le città degli scrittori. Riattualizzare la storia, progettare la cultura. Le “Conferenze americane” di Calvino e le “Strategie del bello” di Perniola. Tempi congestionati e massima concentrazione. Decifrare luoghi e destini. Said e Genovese: margini e possibilità. La comunicazione: “uno sfacelo senza né fine né forma”. Twitter e scrittura. Invisibile struttura. #Invisibili: viaggio per 55 città di 140 caratteri + una.

 

1. Lezioni per il millennio presente

Le città spariscono: costituita di silicio, carbonio e cariche elettriche, molto più che da agglomerati di vetro, cemento e acciaio, la metropoli globale ci definisce in modo diverso da come facevano le piazze e le strade di ieri; anche le nostre case cambiano, sono più dense e agili al contempo, sempre sul punto di porsi altrove, tanto se si riducono a perenni luoghi di passaggio, quanto se vi esercitiamo lavori flessibili eppure pressanti. Nel momento in cui l’incalzare di una dimensione in cui fuori e dentro fossero indistinguibili iniziava a sconvolgere la vita urbana, Italo Calvino consegnava con Le città invisibili (1972) l’”ultimo poema d’amore” per le vecchie città, inventariando i luoghi possibili dell’altrove in un mondo che già tendeva ad uniformarsi, compilando un vasto e poliedrico catalogo del “sogno che nasce dal cuore delle città invivibili”.

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L’uomo e la gallina

Le galline sanno contare fino a tre, l’uomo fino a due: Giovani Marmotte e Gurdjieff a confronto. Neolingua, principio di non contraddizione, insignificanza: Orwell, Aristotele, il politically correct. La matematica secondo l’induzione totale e il giudizio sintetico a priori: Poincaré e Kant. Il Grande Fratello: 2+2=5. Limiti e grandezza della condizione umana.

 

Proviamo a contare, e chiediamoci cosa significhi contare: un mondo dominato dalla quantità lo impone. Facciamo anche più di un passo indietro e volgiamo il discorso verso l’esatta immaterialità del numero. Potremmo scoprire che l’uomo, se rivendica la scoperta o l’invenzione di cifre e sistemi di numerazione, non è però l’unico animale che sa far di conto: come ricorda anche l’infallibile Manuale delle Giovani Marmotte, alcuni esperimenti hanno dimostrato che le galline, spesso bistrattate per la loro scarsa intelligenza, sanno contare fino a tre. Infatti, se di tre chicchi di granturco consecutivi che l’animale ha di fronte ne sono incollati due, dopo alcuni tentativi la gallina è perfettamente in grado di saltare quelli che non può prendere e beccare il terzo chicco, quello buono.

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La Siria, la guerra e l’informazione

Il discorso di Obama, l’intervista ad Assad, il manifesto della rivoluzione siriana. Orwell e noi: la propaganda e la guerra. La neolingua. Il politically correct. La disinformazione. La guerra è pace. Matrici della Siria. Gli alawiti e il potere. Gli assiri e la musica. Prime sommosse a Daraa. I precedenti di Hama. Regime, ribelli e agenzie stampa. Crescendo di violenze. Interessi globali dell’area. La frammentazione delle sommosse. Il balletto delle armi chimiche. Conflitti, consumi e digiuni tra Orwell e il papa.

 

1. Neolingua e politically correct nei media

Il discorso che ha promosso l’impegno americano nel conflitto in Siria è indicativo nell’esporre una convergenza tra guerra e pace piuttosto tipica nella nostra attualità. Sono segnati limiti etici nell’uso delle armi chimiche, ma non le scadenze temporali del conflitto: prima o poi, alimentando un attesa carica di promesse, si attaccherà. Obama ha dichiarato di essere pronto ad intervenire anche senza il concorso delle organizzazioni internazionali a causa delle violenze perpetrate dal governo siriano sulla propria popolazione (“people”). La decisione è sostenuta sulla base dell’identità tra il popolo (“people”) americano e il suo presidente, ribadita da 40 ripetizioni di “we” contro le 33 di “I”, e l’importanza del popolo è espressa a discapito dell’enfasi sull’aspetto militare (“people” ha 15 ricorrenze, “military”, “war” e “security” 6). [1]

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Compiti per le vacanze

I bambini delle elementari alle prese con la lingua italiana. Un simpatico repertorio di evidenti errori e poesia possibile gentilmente fornito da una maestra di una zona imprecisata dello stivale.

 

Prima ora: geografia

Gli adulti lavorano per arricchire l’Italia, ma anche le bestie.

Il mare è una penisola.

La Alpi sono la catena di montaggio dell’Italia.

Le risate (vedi: risaie) si trovano nelle parti più opposte.

Nelle ciminiere si trova carbone e pietre preziose.

La terra bagnata dalle tigri è un frate che si chiama Mesopotamia.

 

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Il cavaliere, l’armi e gli amori (o giù di lì)

Berlusconi e la giustizia. La corruzione dei poteri dello stato. Politica e teologia: il cieco e lo zoppo. Secolarizzazione e secolarismo. Pasolini e il romanzo delle stragi. Retroscena istituzionali e implicazioni internazionali degli attentati del 1969 e del 1974. Indagati, assolti e deceduti. Consociativismo e servizi segreti. Escatologia politica e società apocalittica. Il caso Moro. Ritratto di tre papi. La crocefissione dell’intellettuale. Altre stragi e la conquista dei media. Dalla P2 a Forza Italia. L’implosione comunista. Lo spettacolo e il fondamentalismo. La lotta iconoclasta e il riverbero dell’aureola di Gesù. La  scesa in campo. Leopardi e il popolaccio. L’Unto del Signore. Vattimo: pensiero debole e televisione. Dalla televisione didattica a quella commerciale. Perniola: attualità e svanire del presente. La cultura dopo il Sessantotto. La rivelazione del vuoto. Genova 2001, l’abuso e le convenienze: i dispacci di Wikileaks. Roma 2011, le spaccature e le violenze: il ruolo di Maroni. Iconicità di Mike Bongiorno. Politica estera e compagni di merende. Opinioni della stampa internazionale. Le donne in piazza per la dignità. Ruby e le donne del bunga-bunga. Pornocrazia e sangue del popolo. Ripresa delle vicende vaticane. Rimozione della realtà ed oblio della storia. Autoassolvimento e disprezzo di sé.

 

0. Penultime notizie

L’uomo più discusso e potente del paese è anche particolarmente impegnato in dibattimenti giudiziari, rispetto ai quali la Cassazione non ha ancora mai emesso pene definitive. Sono circa 30 i procedimenti in cui è implicato Berlusconi [1] e le condanne che hanno coinvolto il suo seguito sulle questioni della prostituzione minorile lo espongono ad ulteriori complicazioni. [2] Mentre per la compravendita dei diritti televisivi è confermato che la Cassazione emetterà la sua sentenza il 30 luglio, [3] parte del parlamento ha elaborato i modi per condizionare in forme irrituali lo svolgimento dei processi, [4] e l’interessato sembra anche valutare la plausibilità di una via di fuga all’estero: [5] sicuramente, fioccheranno altri piani e ipotesi più o meno credibili prima che possa formularsi una mezza certezza. Le sentenze più recenti riguardano una condanna in secondo grado a quattro anni per la cessione dei diritti televisivi Mediaset, per cui l’accusa è di frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita, e una condanna in primo grado a sette anni di prigione più l’interdizione dai pubblici uffici per prostituzione minorile e concussione. Tra esecutivo e giudiziario continuerà l’infinito cerimoniale di insulti e dispetti a cui da tempo siamo avvezzi, nessuna componente rispetterà il suo mandato istituzionale, pur pretendendo inquestionabilità e altri crismi.

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Letture e scritture

La scrittura, le ricette e la musica. La cultura e la filiera del pensiero. Gutemberg e il digitale. Il fumo e l’arrosto: gli editori e la scuola. Il sapere degli scrittori. Zuckemberg prende appunti. Saper vedere. Teoria e mancanza di teoria. Cicerone e la sciatteria. Coomaraswamy: alfabetizzazione e pubblicità. Prima e dopo il romanzo. Identità e improvvisazione. Bendis e il mai sentito prima. Sconfinare. Il digitare di Antonio Rezza. Vivere e scrivere: Alfieri, London, Borges, Gadda, Calvino. Narrare oggi: Ben Jelloun e Pamuk. Leibniz, la diplomazia e l’arte di pensare. Henry James e l’impressionismo. L’erosione della vita. La comunicazione da Cicerone a Perniola. Verso nuovi codici. Derrida e l’archiscrittura. Shakespeare e dopo. Forme del dire e patti di lettura. Cosa resta di Pasolini. Poesia e memoria letteraria: Campana. La narrativa e i nomi che scompaiono: Baricco. L’eccellenza dei saggi: Agamben. L’intellighenzia e le stronzate alla moda. Simone: la frantumazione. Tagliagambe: la produzione. Militanza culturale e modelli interattivi. L’enciclopedia di Novalis. Informazione tra ordine e disordine. Ferroni: scritture a perdere. Berardinelli: recensioni e critica. La rete e i testi. Libri non memorabili, attualità impresentabile, gusto condizionato. Autori, editor ed editori. Comporre e cancellare. Il sublime stroncare se stessi. Distinguere suoni e sapori. La scrittura che legge se stessa.

 

1.   Libri aperti

Leggere partecipando alla scrittura e scrivere rileggendosi con distacco rappresentano una soglia importante. La conoscenza della letteratura e le cognizioni tecniche, così come una sensata esperienza, fanno inevitabilmente parte del menù della scrittura. Le ricette sono sempre personali: basta che si cucini. Saper preparare ciò che si mangia è una soddisfazione e rende anche più sani ma, mentre aumentano i feticci salutisti, è piuttosto comune mangiare cibi piuttosto dubbi, assunti partecipando alla loro confezione soltanto per finta: allo stesso modo, è ormai molto diffusa la pratica di scrivere senza leggersi nemmeno da soli. Di fronte a questa proliferazione di rumore, si potrebbe rispondere, volgarizzando le idee musicali di John Cage, che il mondo ne è pieno ed è l’ascolto a rendere ad ogni cosa il proprio suono. Tuttavia, suonare senza conoscere la musica porta a risultati molto parziali e chi ha fatto musica pur essendo sordo ha sofferto di una lacerazione irrisolvibile: allo stesso modo, una scrittura sorda alla lettura è limitata anche rispetto a se stessa e può far penare chi dell’esperienza del leggere e dello scrivere ha una visione non scontata. Nessuno scrittore, neanche il più intimista, può essere minato da quelle forme di autoreferenzialità spiccia oggi così infestanti: infatti, si scrive per rispondere all’impersonalità di qualcosa che vuole essere detto, non per soddisfare un piacere autistico. Atteggiamenti anticulturali monocordi, equivoci e datati, conformi ai ricatti taciuti e condivisi della “comunicazione”, costringono però a scrivere diventando analfabeti e a strillare tutti più forte, in modo da assordarci completamente e favorire un’involutiva selezione al ribasso.

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La clonazione dalle pecore a Dio (passando per Berlusconi)

La notte in cui fu clonato il presidente. Un controverso concorso letterario. Berlusconi, la biopolitica e il corpo immortale del sovrano. La clonazione come meccanismo istituzionale. Breve descrizione dei quindici racconti pubblicati. Semantica e pratica della clonazione. La riproduzione per talea, la pecora Dolly, le cellule staminali. La medicalizzazione della vita ed il corpo oggettivato delle scienze. Fumetti esemplari: L’Incal e Spider-man. L’impossibile identità con se stessi. Antinori, Ben Abraham e la clonazione di Abramo e Gesù. Viaggio per reliquie da Macphelah a Calcata. La parusia televisiva di Pat Robertson e Gerard Straub. Michael Cordy: La stirpe del miracolo. Breve storia dei Concili più decisivi. Monoteismi e pluralismi. Apocalisse e apocatastasi. Il corpo sociale da S. Paolo a Debord. Baudrillard, i simulacri e la duplicazione della realtà. Berlusconi clone di se stesso. Comprate il libro.

 

1. Morti negate e vicende impossibili

Nel 2010 fu promosso da parte delle Edizioni Noubs il concorso letterario La notte in cui morì Berlusconi, ignorando che in rete, nello stesso periodo, sotto la dizione “Uccidiamo Berlusconi” si stavano raccogliendo fantasie e deliri, tanto di italiani che probabilmente non apprezzavano particolarmente le gesta e le imprese dell’allora presidente del consiglio, quanto di altri italiani che invece facevano scudo attorno alla sua persona per preservarne l’incolumità fisica e salvaguardarne, oltre l’immagine, l’immortalità. In un modo sin troppo coerente con il clima che si intendeva denunciare, l’intento culturale dell’iniziativa è stato ampiamente disconosciuto e l’idea si è rivelata, come forse quasi tutti i fatti legati al cavaliere di Arcore, motivo di polemiche e di scandalo. I quotidiani Il Giornale e Libero attaccarono l’iniziativa come se fosse davvero opera di criminali oppure istigazione a delinquere, mentre il ministro Frattini denunciò che, oltre all’ostilità di siti, blog e Facebook, e dopo l’accanimento di giornali e riviste (!), era accaduto perfino che un editore avesse promosso un concorso sulla morte dell’allora premier.

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Maschile e femminile: sessualità e scrittura in “Basso Impero”

Gli incontri nelle vicende della vita e dello scrivere. Cabala e candele. La polarità maschile/femminile da Platone a Weininger. Il dogma contemporaneo della masturbazione. La stesura del romanzo “Basso Impero” e la realizzazione della sua colonna sonora. “Viaggio allucinante di un coatto”: dalla pornografia ai libri. “Nel suo corpo”: accoppiamenti estatici con donne leggendarie. Perniola ed il sentire neutro. Transessuali nella Suburra. Von Baader, l’androginia e la Genesi. Gatti e alchimia. Crowley oltre il satanismo e la bigotteria. Cazzeggio e riflessione alla fine del ’900. Derrida e Borges: i compiti della scrittura. La sessualità dopo l’impossibilità del desiderio. La scrittura nel silenzio del corpo.

 

Ho potuto verificare l’incidenza di un maschile e un femminile nella scrittura in maniera piuttosto diretta nella stesura di uno degli episodi contenuti nel romanzo Basso Impero: in una delle scene del capitolo Festa di Liberazione due dei protagonisti più giovani, Angelo ed Elena, fanno sesso nel rudere della fontana di un parco pubblico; sorpresi dai Carabinieri, sono infine rilasciati senza conseguenze. Il capitolo è composto da una serie di quadri che si svolgono il 25 aprile 1994 a Frascati, la città in cui sono nato e dove è ambientata la maggior parte della narrazione. L’episodio è uno dei pochi che hanno un preciso rimando autobiografico riferendosi ad un fatto accaduto a metà anni ‘80 a me e Claudia, la mia compagna dei tempi del liceo; può essere interessante considerare che questo episodio deve la sua versione definitiva proprio alla collaborazione tra me e lei, avvenuta dodici anni dopo il verificarsi del fatto.

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I tre pontificati di Benedetto IX

Storia di un’eclisse. Benedetto IX, la stirpe tuscolana e la Roma medievale. Le fonti dell’epoca e la controversie sul pontefice. Imperium et Ecclesia. La coscienza infelice di Hegel e il kathecon di San Paolo. Scrivere la storia: Ovidio Capitani e Valeria Beolchini. Benedetto IX nei suoi atti ufficiali. Il romanzo storico di Raffaello Giovagnoli. Tutte le donne del papa. Il monogramma di Enrico III. Roma e Bisanzio. Lotte tra trono e altare. Vescovati all’asta e nozze incestuose. La questione di Aquileia. Roma in rivolta. Famiglie della nobiltà romana. Silvestro III e i Crescenzi. Gregorio VI e la charta refutationis. Il ruolo degli ebrei. Il Mirabile Concilio. Il decreto di elezione imperiale e i pontefici tedeschi. Benedetto IX alla riscossa. Il predominio dell’aristocrazia burocratica bizantina. L’imperatrice Zoe e i sui tre mariti. Leone IX, sinodi e bolle. Le questioni dell’ostia e lo scisma d’Oriente. Il ruolo di Cerulario. L’insegnamento di Psello. L’avanzata dei Normanni nel Meridione. Diplomazia e litigi a Costantinopoli. Le divisioni tra Chiese oggi. Bisanzio e Roma verso il cambiamento. Tuscolo ci riprova. La riforma di Gregorio VII. La fine del laicismo religioso. Il cuore di Roma spezzato. Le nuove sfide dell’universalismo. Una lapide, un fantasma e i tempi penultimi. Ragionata bibliografia e verticalità della rete.

 

1. L’eclisse dell’eclisse

L’eclisse di sole di venerdì 29 giugno 1033, giorno dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, provoca un enorme spavento in tutta Europa. Rodolfo Glabro, che la osserva dal monastero benedettino di Cluny, la trova “davvero terribile”. Con nitide immagini ci descrive che “il sole prese un colore di zaffiro, e portava nella parte superiore l’immagine della luna al suo primo quarto. Gli uomini, guardandosi tra loro, si vedevano pallidi come morti, Le cose tutte sembravano immerse in un vapore color zafferano. Allora uno stupore e uno spavento immenso pervasero il cuore degli uomini. Tale spettacolo, ben lo comprendevano, annunciava che qualche funesta calamità stava per abbattersi sul genere umano”. Ed infatti, “nella Chiesa di San Pietro alcuni nobili romani, congiurati, si sollevarono contro il papa di Roma, vollero ucciderlo, non vi riuscirono, ma lo cacciarono tuttavia dal seggio” (Historiae lib. IV cap. IX). La prosa di Glabro è così suggestiva che arriva al punto di trasfigurare il tempo: infatti, colloca nel 1033 la ribellione della nobiltà romana contro il pontefice Benedetto IX che si svolge invece nel 1044, anno in cui il monaco è priore a Fonte Avellanna presso Pesaro, datando però l’evento all’“anno millesimo dalla passione del Signore”, e cioè nel Mille, quando addirittura non è neppure nato! Glabro avrà avuto i suoi motivi per raccontare così la storia, e comunque Benedetto IX, al secolo Teofilatto III dei Conti di Tuscolo, è l’unico papa ad aver avuto la carica per tre volte, ed è pressocché contemporaneo di ben altri sei vescovi romani: è comprensibile che le notizie sul suo conto siano piuttosto confuse, a cominciare dal ricorrente appellativo di “papa bambino”.

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Poesie per un giorno di primavera

 

Alcuni momenti di una lunga stagione poetica.

 

ZONA LIMITE

Ho visto il mondo ad occhi chiusi
Ho sentito il gallo bestemmiare
Nel gelido rasoio di un mattino

Amsterdam, estate 1987
Premio D’Annunzio e Michetti, Pescara 2000

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“Conscientia mea”: Ratzinger e noi

Benedetto XVI, le abdicazioni e il latino. La storia al tempo dei media. Erodoto, il vedere e il presente. Kant e S. Giovanni della Croce: il rapporto tra fede e ragione. Simone Weil: il ripensamento della fede e la libertà dell’intelligenza. I candidati del Conclave. La rinuncia del cardinale O’Brien, accusato di pedofilia. La commisione su Vatileaks. La distruzione del sigillo. Ratzinger tra canoni e originalità. Apocatastasi, anacefalosi e ricapitolazioni varie: Origene e Unamuno. Ratzinger e il “fare pulizia”, i delitti della Chiesa e lateralità della decisioni. Le attività di Marcinkus e dello IOR, la morte di Giovanni Paolo I, il ruolo dell’Opus Dei. L’attentato di Alì Agca a Giovanni Paolo II, il rapimento di Emanuela Orlandi, il caso Calvi. Dichiarazione dell’avvocato Jonathan Levy. L’enorme ma ambiguità eredità di Wojtyla. La Chiesa e la necessità a base contingente. Schmitt: cattolicesimo e politica. Perniola: il cattolicesimo culturale. Er sor Ratzinger a spasso per Roma e Nanni Moretti. L’eccellenza di S. Giovanni della Croce e S. Ignazio da Loyola. Il brick-a-brack spiritualeggiante e l’odio di sé. Ratzinger e la filosofia. Il corpo come segno e il caso Pistorius. Le persone oneste e lo schifo per la Chiesa. Jung: i doveri della Chiesa. Secolarizzazione e diffusione dei concetti religiosi. Derrida e Agamben: transustanziazione e liturgia. Ferraris e gli equivoci religiosi. Voltaire e le superstizioni omosessuali. Žižek: le dimissioni di Dio. Andiamo in pace.

 

1. Gesti ed historia

In un mondo dove tutti sono attaccati ai loro uffici come cozze, in un paese dove nessuno ammette mai le proprie debolezze, assistere alle “dimissioni” di un papa, ancora più rare di una sua morte, giustificate dal fatto che “le forze […] non sono più adatte“, fa una certa impressione. Formulate, com’è prassi, in latino durante un’omelia, hanno reso necessario un competente lavoro di traduzione: questo eleva il ruolo degli addetti agli uffici stampa a quello di archeologi ed epigrafisti e rende il gesto un “classico”, fornendogli una visibilità ancora più peculiare. I politici italiani, nel frattempo coinvolti nella competizione elettorale, sono rimasti spiazzati da un’azione impossibile da imitare e per la quale è difficile trovare precedenti nella stessa storia della Chiesa.

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agosto: 2014
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